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Subito dopo
partii per Orvieto per compiere il mio dovere come soldato di leva;
mi fecero entrare subito nella banda militare e per 15 mesi suonai
la grancassa o il tamburo rullante, come risulta dalla foto dove il
suonatore di piatti era anche un bravo fisarmonicista, il suo nome
era Attilio Arossa, si fermò ad Orvieto solo per un breve periodo,
poi fu trasferito e da allora non ci siamo più visti né sentiti; al
centro alla gran cassa c'era Giovanni Zammerini, diplomato in
pianoforte e composizione, quando si congedò divenne il direttore
del coro del Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
Formammo
anche una bella orchestra di circa dieci elementi, devo dire tutti
bravi musicisti. Vi era con noi Piero Giorgetti che appena congedato
fece parte del complesso di Carosone come cantante e
contrabbassista, nella foto dietro a me con la giacca bianca
, nella foto con Carosone è al contrabbasso
.
Come si vede sulle due foto seguenti l’esercito a noi componenti
dell’orchestra da ballo aveva fornito delle divise da indossare
sempre quando suonavamo nei veglioni riservati agli ufficiali
dell’esercito e di altri corpi e le loro famiglie; qualche volta
riuscivano a stento a dirci grazie, ma una volta una gentile signora
volle offrirci un brindisi intuendo che potevamo avere sete pure
noi…
In quel
periodo al Teatro Mancinelli di Orvieto suonai in un concerto
fisarmonicistico e al momento del bis alla fine ci esibimmo in una
improvvisazione stile be bop con il batterista, ma anche
sassofonista e cantante e grande amico Luciano Sasdelli.
In quella occasione conobbi gli elementi di un'orchestra da ballo di
Orvieto. Diventammo presto amici e molto spesso suonai con loro.
Per portar fuori dalla caserma la fisarmonica era una vera tragedia,
ma oltre alla gioia di suonare con loro guadagnavo qualche soldino
che mi faceva tanto comodo. La paga militare era di 114 lire al
giorno...
Con Gastone, tromba dell'orchestra di Orvieto, ci siamo rivisti qualche volta sempre molto affettuosamente, quando ho sentito il desiderio di rivedere quella bella cittadina, dove essendoci vissuto per 15 mesi avevo lasciato un pezzetto di cuore.
Durante i 15
mesi vissi con tutti i miei commilitoni come se fossimo fratelli, ma
purtroppo dopo il congedo ci perdemmo di vista. Solo con Luciano
Sasdelli, bravissimo batterista e cantante del nostro complesso, ci
siamo sentiti per telefono ogni anno – da lui seppi che il nostro
amico Piero Giorgetti era morto qualche anno fa.
Nei giorni 26-27 settembre 1953 – ero ancora militare – organizzarono a Terni un concorso nazionale per fisarmonicisti dedicato a Luciano Fancelli. Mi parve un sacrilegio non parteciparvi, anche se la mia preparazione in caserma non poteva essere curata al massimo. Usufruendo quindi di un permesso licenza di cinque giorni partecipai al concorso.
Il presidente della giuria era il grande musicista Ferrari Trecate. Mentre stavo eseguendo il “Preludio e Fuga” di Felice Fugazza mi interruppe e mi fece notare dandomi del Lei che nella terza pagina di quella composizione alla battuta n. 26 in chiave di basso avevo eseguito una nota diversa da quella scritta nel terzo quarto. Risposi che secondo me quella nota scritta era un errore di stampa in quanto nel terzo quarto di quello battuta non doveva esserci un fa diesis, ma un sol diesis (ovviamente studiai questo brano edito dalla farfisa nel 1948 – in seguito la Berben lo ristampò nel 1973 e nel 1986 e l’errore fu eliminato). Il maestro mi disse subito “Bravo, è vero!” e aggiunse dandomi del tu “Suoni molto bene, ragazzo.” Ma lo disse con un'aria un po' contrariata che io colsi e interpretai come avendo egli notato la mia non adeguata preparazione da un punto di vista tecnico non poteva suo malgrado darmi un punteggio più alto; mi classificai infatti al quarto posto. Quel giorno ebbi la gioia di riabbracciare con grande commozione reciproca i genitori di Luciano Fancelli.
Terminato il periodo di leva ripresi a Rieti la mia vita di prima, con qualche distrazione in più tipica dell'età... Continuavo a studiare la fisarmonica, avevo molti allievi, effettuavo concerti solistici nella mia città e altrove, suonavo nella quotatissima orchestra di mio padre, in due miei concerti solistici fui presentato dal famoso Nunzio Filogamo e dall'attore Carlo Campanini.
Nel 1957
usufruendo di buoni appoggi ebbi l'opportunità di suonare a Parigi
in molti locali come concertista e a Montmartre con delle vedette
internazionali della musica come risulta dal piccolo articolo sul
giornale francese.
Insomma fu una bellissima esperienza che durò più di tre mesi.
Tornai in
Italia e continuai sempre con successo la mia attività di musicista.
Nel 1960 mi fidanzai. Il 18 agosto 1961 partecipai con un quartetto
di miei allievi ad un concorso nazionale per fisarmonicisti ad
Avezzano nella categoria 'Piccoli Complessi'. Fu un'ottima
affermazione. Primo classificato risultò il complesso Ricchi di
Roma, secondo classificato il sottoscritto e terzo classificato Pino
Di Modugno. Alla premiazione il maestro Ricchi e il sottoscritto
furono premiati dal ministro Fracassi con coppe e diplomi.
Per quanto riguarda Pino di Modugno, un mese dopo (15-17 sett. 1961)
partecipò all'undicesimo Trofeo Internazionale della Fisarmonica ad
Amburgo. In quell'occasione fu l'unico fisarmonicista a
rappresentare l'Italia ottenendo un'ottima affermazione. E'
singolare come il destino certe volte combina gli avvenimenti
importanti della nostra vita. Il mio primo incontro con Pino Di
Modugno, come ho già scritto, avvenne in competizione ad Ancona nel
1951, il secondo incontro ad Avezzano nel 1961, sempre in un
concorso nazionale. Nel 1998 al Concorso Nazionale di San Cesareo,
dove io feci il presidente della giuria lui fu ospite d'onore. Tre
incontri in quasi 50 anni di vita – quel giorno il nostro incontro
fu veramente molto commovente e mi regalò uno dei suoi preziosissimi
dischi. Anche lui fa parte di quella schiera di grandi
fisarmonicisti. Negli anni 50/60 ha vinto molti concorsi nazionali e
internazionali e ha potuto far conoscere in tutte le parti del mondo
la sua bravura – un abbraccio affettuoso all'amico Pino!
Nel 1962 mi sposai e contemporaneamente per i miei meriti artistici non essendoci il numero sufficiente di insegnanti di musica diplomati in conservatorio mi fu offerto da parte del Provveditorato agli Studi l'incarico di insegnante in corsi semestrali triennali di canto corale polifonico presso le scuole elementari (quarte e quinte classi). Accettai. E i corsi si rinnovarono nel tempo. Poi sorse in me un dilemma: continuare a fare qualche concerto, suonare musica da ballo, fare lezioni private o tentare di studiare il pianoforte per arrivare a diplomarmi? (In quell'epoca non vi era ancora la cattedra di fisarmonica nei conservatori.) Passarono mesi nell'incertezza, mi rendevo conto che quella mia aspirazione considerando anche la mia età e il lavoro già molto consistente che avevo poteva essere solo un sogno irraggiungibile. Ma dovevo pur scegliere e alla fine da combattente che ero sempre stato e per dare una maggiore sicurezza alla mia famiglia decisi per lo studio. Altrimenti un qualsiasi diplomato in conservatorio avrebbe potuto prendere il mio posto. Dovetti accantonare la mia amatissima fisarmonica per dedicarmi allo studio del pianoforte. Dopo aver superato gli esami del quinto anno, di armonia e di storia della musica e rendendomi conto di quanto sarebbe stato difficile da un punto di vista quantitativo l'esame di ottavo anno di pianoforte decisi di avviarmi anche verso il diploma di canto ramo didattico per il quale pianisticamente ero quasi all'altezza. Avevo intrapreso un percorso pieno di difficoltà, poiché dovetti studiare nuove ma interessantissime materie come letteratura poetica e drammatica, arte scenica e storia del costume; inoltre dovetti prepararmi per sostenere altre non facili prove arricchendo così la mia cultura musicale. Non potendo lasciare nulla le mie ore da dedicare alla musica tra lavoro e studio erano diventate più di 15 al giorno, ma ormai mi ero impegnato con me stesso e anche con la mia famiglia – mi dava una forte spinta anche il sorriso del mio primo pargoletto. Dopo anni ottenni il mio diploma presso il conservatorio dell'Aquila acquisendo quindi tutti i requisiti che mi hanno consentito di diventare professore di educazione musicale. Il mio alto voto ottenuto all'esame di abilitazione mi ha infine dato la possibilità di scegliere come sede una scuola media a due passi da casa mia, da dove sono andato in pensione dopo una carriera scolastica di 33 anni.
I corsi
triennali si riconfermarono fino all'anno 1970, anno in cui ebbi il
primo incarico nella scuola media. In questi anni insegnai
educazione musicale puntando principalmente sull’ascolto guidato e
soprattutto su canti monodici, polifonici, folkloristici e classici
con il contributo del mio quartetto/quintetto di fisarmoniche con
cui ci esibimmo nell'ambito di varie scuole e al di fuori di esse.
Per questa attività che ho svolto con grande passione ho avuto molti
riconoscimenti dagli alunni della scuola media, dai loro genitori,
dai miei allievi fisarmonicisti e dalle autorità.
.Nel
novembre del 1972 partecipai al corso di aggiornamento per
professori di educazione musicale presso l’Hotel Dei Duchi a
Spoleto. Fu una settimana incantevole. Tutti noi avemmo l’onore di
essere illuminati sulla nostra materia dal grande maestro Giorgio
Colarizi e da altri valenti musicisti.
Durante la mia
lunga carriera di insegnante di fisarmonica molti allievi hanno
raggiunto un buon livello, e questo in varie epoche poiché
ovviamente nel tempo si sono spesso rinnovati. Non molto tempo fa al
termine di un mio personale concerto tre di loro vollero offrirmi
una targa con stima e riconoscenza; tutti e tre svolgono tuttora una
buona attività musicale. I loro nomi: Luca Sebastiani, bravo
solista, è diventato il leader di un'ottima orchestra da ballo e da
spettacolo – sono sempre impegnati nel Lazio e soprattutto in Umbria
dove sono molto richiesti. Nell'orchestra di Luca ci suona un altro
bravo fisarmonicista, si chiama Maurizio Imperatori. Non è stato mio
allievo dall'inizio, ma per un buon periodo ha voluto affidarsi ai
miei insegnamenti onde perfezionarsi, e per questo mi è ancora molto
riconoscente. Il terzo si chiama Federico Bianchetti. E' stato mio
allievo sin dalla sua infanzia. Si è molto impegnato nello studio e
il 30 ottobre 1994 si classificò primo assoluto alla Trentunesima
Rassegna Internazionale Giovani Fisarmonicisti a Recanati; il
comitato organizzativo volle premiare anche il suo maestro e mi
inviò un diploma d'onore. Federico negli anni 1999 e 2000 fu il
fisarmonicista dell'Orchestra Borghesi che dovette lasciare per la
leva militare. Attualmente lavora a Pavia, ma quando viene in visita
a Rieti dove ha i suoi genitori si unisce sempre all'orchestra di
Luca Sebastiani e tutti e tre sanno bene dove mettere le mani e
l'anima. Quando possono mi vengono a trovare a casa mia con affetto
e vogliono sempre sentirmi suonare – tutto ciò è molto bello.
Nel 1970 al mio orizzonte musicale apparvero attraenti novità e mi ritrovai a suonare con un complesso rock, ma voglio raccontarvi come ciò avvenne. Devo quindi parlarvi necessariamente di mio fratello Luciano che era nato nel 1950 quando io partecipai al mio primo concorso nazionale. Il nome di Luciano gli fu dato in onore del mio grande maestro. Appena nato gli suonai con la fisarmonica la “Toccata e Fuga” in re minore di Bach – il neonato si accontentò dell'esecuzione della sola toccata.
Fu il suo primo incontro con la musica.
Dimostrò sin
da bambino una grandissima disposizione musicale, come dimostra
questa foto, che lo ritrae impegnato mentre canta la canzone Only
you dei Platters; alla fisarmonica ci sono io, mio padre alla
chitarra.
Dopo la scuola media proseguì gli studi all'Istituto Tecnico per
Geometri, dove si diplomò a 18 anni trovando subito lavoro. Iniziò a
suonare la chitarra elettrica con un complesso – sorpresa per tutta
la famiglia. Quello che riusciva a suonare con la chitarra era
incredibile. Dove aveva imparato? Dove aveva studiato? Per tutto
l'ambiente musicale reatino e presto anche ternano risultò un
miracolo della natura. Aveva l'orecchio assoluto, indovinava
all'istante l'altezza esatta di ogni suono, prodotto da uno
strumento musicale o da un coperchio di pentola, non solo: suonavo
sul pianoforte un accordo di 4-5 note formato da intervalli
dissonanti, immediatamente le riconosceva tutte. Con lui formammo
dunque un complesso rock, io all'organo elettronico (un professional
farfisa), Luciano alla chitarra, Claudio Ursicino alla batteria,
Aldo La Fiandra
al basso e Fernando Palmari cantante. Prendemmo il
nome di Mahatma (= grande anima, ispirandoci a Ghandi).
Con questo
nostro complesso godemmo di un grande prestigio musicale sia nel
Lazio dove vincemmo un concorso provinciale per complessi al Teatro
Vespasiano di Rieti,
ma soprattutto in Umbria dove eravamo molto ricercati. In un nostro
concerto fummo presentati dal famoso attore cinematografico Memmo
Carotenuto.
Quando il cantante Lucio Dalla per caso ascoltò mio fratello voleva assumerlo nella sua band, noi della famiglia ci opponemmo, anche perché aveva già un posto di lavoro come geometra – forse sbagliammo. Suonava benissimo imitando alla perfezione Jimmy Hendrix, subito dopo averlo ascoltato, altrettanto Santana e altri suoi idoli. Era un grande improvisatore jazz, suonavamo sullo stile di Brian Hoger, Jim Smith, grande virtuoso di jazz all'organo elettronico – con lui me la dovevo vedere io (con tutta coscienza dei miei limiti).
Qualche volta
è stato alla Rai, e come turnista ha suonato la chitarra con
complessi di vari generi musicali che per le loro registrazioni
avevano bisogno di un buon chitarrista. E' stato il chitarrista
anche nell'LP “La donna cannone” di Francesco De Gregori. E' stato
insomma un vero grande talento. Ho suonato con lui in duo anche in
alcuni concerti.
Dal 1970 al
1980 la nostra attività fu intensa, poi fui io il primo a
sciogliermi con dolore dal complesso in quanto gli impegni con la
scuola e altro non mi consentivano più di sostenere quel ritmo di
lavoro. Con molta nostalgia voglio ringraziare ancora i miei amici
componenti del gruppo Mahatma.
A mio fratello Luciano un particolare ringraziamento in quanto era lui che si sobbarcava gli arrangiamenti, e insieme con lui ascoltando brani difficili per fisarmonica senza averne gli spartiti riuscivamo a riprodurli e scriverli. Miracoli dell'orecchio assoluto!